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  • La malattia da Coronavirus 2019


    La malattia da Coronavirus 2019, più conosciuta come COVID-19, è una severa patologia causata dal virus SARS-CoV-2, la cui principale manifestazione clinica è una sindrome da insufficienza respiratoria acuta. Il SARS-CoV-2 è un RNA virus verosimilmente originatosi dai pipistrelli. L’infezione all’uomo è passata attraverso un ospite intermedio, molto probabilmente il pangolino, un mammifero della famiglia dei formichieri.



    Cosa è?
    La malattia da Coronavirus 2019, più conosciuta come COVID-19, è una severa patologia causata dal virus SARS-CoV-2, la cui principale manifestazione clinica è una sindrome da insufficienza respiratoria acuta.
    Il SARS-CoV-2 è un RNA virus verosimilmente originatosi dai pipistrelli. L’infezione all’uomo è passata attraverso un ospite intermedio, molto probabilmente il pangolino, un mammifero della famiglia dei formichieri.

    I primi casi di COVID-19 sono stati registrati a novembre 2019 in Cina, nella città di Wuhan della provincia di Hubei. Data l’alta contagiosità del virus, nel giro di pochi mesi il virus si è diffuso molto velocemente e l’11 marzo 2020 l’Organizzazione Mondiale delle Sanità ha dichiarato il COVID-19 una pandemia globale. Attualmente l’Italia è il terzo Paese al mondo per numero di contagi dopo Stati Uniti e Spagna. Nel nostro Paese i primi casi di COVID-19 sono avvenuti già alla fine di gennaio e la diffusione del virus ha colpito soprattutto le regioni del Nord Italia, in particolare Lombardia, Piemonte ed Emilia-Romagna. Il 9 marzo 2019 il Governo Italiano ha dichiarato una chiusura nazionale degli spostamenti e delle attività commerciali con imposizione di una politica di “isolamento a casa” al fine di ridurre il più possibile il numero di nuovi contagi.

    Come si trasmette
    La più frequente via di trasmissione del SARS-CoV-2 è respiratoria, come per i virus influenzali stagionali, attraverso le piccole gocce che vengono espulse quando si tossisce o si starnutisce. Il virus può persistere su alcune superfici per diverse ore, o qualche giorno, anche se il potere infettante diminuisce gradualmente.
    Il virus entra nelle cellule attraverso un recettore di membrana chiamato ACE2 (Angiotensin-converting enzyme 2). Questo recettore è presente in grande quantità sulle membrane delle cellule dei polmoni, ma anche delle arterie, del cuore, dei reni e dell’intestino. Per questo motivo la principale manifestazione clinica del COVID-19 è la flogosi polmonare.

    Sintomi e segni
    La gravità di presentazione della malattia è variabile: può essere asintomatica o paucisintomatica oppure essere molto severa con anche esito fatale. Circa l’81% dei pazienti contrae una forma lieve; il 14% presenta un quadro di franca polmonite con dispnea e ipossia; il 5% sviluppa shock, insufficienza respiratoria acuta e disfunzione multiorgano.

    I sintomi più comuni d’esordio sono la tosse, la dispnea, la febbre, il mal di gola. Un particolare sintomo frequentemente riportato dai pazienti è inoltre l’anosmia (la perdita dell’olfatto). L’insorgenza della sintomatologia avviene nella maggior parte dei casi entro 11,5 giorni dal contagio.

    Da un punto di vista cardiovascolare il COVID-19 è associato ad un danno cardiaco con un aumento significativo delle troponine plasmatiche, gli enzimi di necrosi miocardica. In alcuni casi i pazienti possono avere dei quadri di insufficienza cardiaca come da miocardite fino allo shock con arresto cardiaco durante il ricovero. I fattori di rischio che sono maggiormente correlati alla forma severa di COVID-19 sono: l’età avanzata, gli stati immunodepressivi, il diabete, le patologie cardiovascolari, l’ipertensione arteriosa sistemica, le patologie polmonari croniche, l’insufficienza renale cronica, le patologie epatiche, i tumori e la severa obesità.

    Da un punto di vista radiologico i pazienti con COVID-19 presentano quadri diversi di flogosi polmonare con interessamento di entrambi i polmoni. Nelle forme iniziali possono essere presenti delle opacità a “vetro smerigliato” che coinvolgono uno o più lobi polmonari. Man mano che la patologia evolve nelle forme più gravi si riscontrano quadri di addensamento polmonare con franca polmonite fino alla tipica sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS).

    Diagnosi
    La storia clinica recente del paziente aiuta molto nel valutare la probabilità di contagio. Vivere in una zona “rossa”, sede di focolaio infettivo, comporta un’alta probabilità di infezione vista l’elevata contagiosità del virus. Tutti i pazienti che presentano un quadro clinico da infezione delle vie respiratorie sono considerati sospetti positivi e vengono sottoposti ad un tampone naso-faringeo per confermare il contagio da SARS-CoV-2. Recentemente sono in corso di valutazione anche dei test sierologici che si basano sulla ricerca degli anticorpi rivolti contro il virus. Questi test possono essere utilizzati sia per fare diagnosi di infezione sia per valutare chi è guarito dal virus o chi ha avuto l’infezione ma è rimasto asintomatico.  Una volta che i test siano risultati positivi gli esami radiologici quali RX e TC del torace e l’ecografia polmonare danno importanti informazioni sull’evoluzione del quadro clinico.

    Trattamento
    Il primo trattamento per i pazienti COVID-19 è l’isolamento. A tutt’oggi non esiste ancora un vaccino o un farmaco specifico per combattere il SARS-CoV-2 e per tale motivo è di assoluta importanza evitare la diffusione del contagio. Infatti anche i pazienti asintomatici ma positivi ai test virologici possono essere vettori dell’infezione. Fortunatamente la maggior parte dei pazienti sviluppa la patologia nella sua forma lieve e non necessita di ospedalizzazione. A casa, il paziente viene trattato con farmaci sintomatici su indicazione del proprio medico di base e deve rimanere in quarantena per tutta la durata della sintomatologia (almeno 15 giorni). Una volta risolta la sintomatologia l’esecuzione di nuovi tamponi naso-faringei documenta l’avvenuta negativizzazione del virus e quindi la guarigione del paziente.

    I farmaci antivirali utilizzati fin’ora hanno lo scopo di rallentare la moltiplicazione del virus per prevenire il peggioramento del quadro respiratorio mentre gli antibiotici sono utilizzati per evitare l’insorgenza di sovra-infezioni batteriche polmonari che potrebbero portare a gravi quadri settici. La principale forma di trattamento contro le forme più severe di COVID-19 si basa soprattutto sul supporto respiratorio.

    L’ipossia e l’insufficienza respiratoria necessitano di Ossigenoterapia in alte dosi sia attraverso maschere facciali sia attraverso caschi a pressione positiva o, nei casi più gravi, attraverso l’intubazione del paziente. Quando anche il respiratore meccanico non è sufficiente a garantire una buona ossigenazione del sangue, in casi molto selezionati è possibile utilizzare dei dispositivi che prelevano il sangue venoso e lo ossigenano attraverso un ossigenatore prima di reinfonderlo nel paziente: gli ECMO (Extracorporeal membrane oxygenation), che vengono impiantati in terapia intensiva da cardiochirurghi e anestesisti. Nei casi di instabilità emodinamica possono fornire inoltre supporto alla circolazione sistemica, ma sono da considerarsi come l’ultima scelta terapeutica.

    Prognosi
    La mortalità per COVID-19 in Italia è, ad oggi, del 15,1%, con un range che va dal 2% al 22,3% in relazione alla differente distribuzione dell’infezione nella Penisola. Le principali cause di morte sono di origine respiratoria, seguite da cause cardiovascolari, insufficienza renale e sovra-infezioni batteriche.

    Impatto del COVID-19
    La pandemia da COVID-19 ha profondamente colpito la popolazione di tutto il mondo. Al di là della mortalità, l’isolamento a casa, l’utilizzo delle mascherine e dei mezzi di disinfezione, l’impossibilità di eseguire i normali gesti di interazione sociale e di affetto per prevenire il contatto fisico hanno avuto un grosso impatto culturale.

    Le strutture ospedaliere d’altro canto sono state costrette ad incanalare la maggior parte delle loro risorse nella cura e nella gestione dei pazienti COVID-19. Le Unità di Terapia Intensiva si sono trasformate in unità di quarantena mentre molti reparti di degenza hanno dovuto modificare il loro setting per accogliere i pazienti infetti. Molti ospedali hanno rischiato il collasso per mancanza di posti letto e risorse economiche. Gli stessi medici, infermieri e tutti gli operatori sanitari hanno dovuto lavorare cercando di garantire la cura dei pazienti e il contenimento dell’infezione preservando la loro stessa salute.

    Le Unità Operative chirurgiche hanno fermato la loro attività effettuando solo gli interventi urgenti/emergenti al fine di occupare il meno possibile posti letto in terapia intensiva. Questo ha portato ad un allungamento delle liste d’attesa con conseguente peggioramento delle condizioni cliniche dei pazienti elettivi. Concomitantemente, la paura di uscire e la politica di “isolamento a casa” hanno prevenuto i pazienti dal recarsi in Ospedale tempestivamente presentandosi poi con quadri clinici molto gravi. 

    In Italia, nel mese di Aprile 2020, il numero di nuovi casi di infezione è cominciato finalmente a ridursi. Il “lock-down” imposto dal Governo Italiano è stato revocato il 4 maggio 2020, iniziando la cosiddetta “fase 2”, la fase della ripartenza economica e sociale del Paese. A tutt’oggi le regole per il distanziamento sociale e per la disinfezione sono la vera arma che la popolazione ha per combattere definitivamente il COVID-19.

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